Il Villamagna Doc, una delle denominazioni più piccole d'Italia, con l'edizione 2026 di “Inedita” sceglie di non limitarsi a presentare la nuova annata, ma di dichiarare una direzione: diventare una destinazione del vino. Non è un'ambizione di facciata. In pochi anni, dal post-pandemia a oggi, Villamagna è passata da luogo di sola produzione a meta: si stima che circa 15.000 persone all'anno scelgano il territorio per un evento, una giornata tra le vigne o un weekend del vino. La capacità ricettiva, pressoché inesistente fino a poco fa, conta attualmente una trentina di posti letto distribuiti tra quattro cantine - Valle Martello, Torre Zambra, Agricosimo, Cascina del Colle - e continua a crescere, mentre nuove attività di ristorazione e ospitalità animano il borgo. A dare ulteriore slancio, il riconoscimento di Torre Zambra come “Cantina emergente dell'Anno” per il Gambero Rosso, che proietta l'immagine dell'intero territorio.
Dietro i numeri c'è un movimento che va oltre il vino: investimenti concreti in strutture di accoglienza pensate per enoturisti diversi, la valorizzazione delle maestranze locali legate alla viticoltura e all'ospitalità e collaborazioni con associazioni e istituzioni del territorio che stanno migliorando servizi e strutture. Un circolo virtuoso di crescita condivisa, in cui la denominazione diventa motore di sviluppo economico e turistico dell'area. Il cuore dell'edizione 2026, ieri in paese, è stato il convegno «Da denominazione a destinazione: costruire la Villamagna Doc Experience» nell'Auditorium dell'ex chiesa di San Francesco. Attorno al tavolo, comunicatori del vino, consorzi e amministratori: Fabio Piccoli e Lavinia Furlani (Wine Meridian), Alessandro Nicodemi (Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo), Andrea Marrucci (sindaco di San Gimignano, borgo Unesco e patria della Vernaccia, caso-scuola di territorio diventato meta) e Amerigo Orlando (sindaco di Villamagna). Non un incontro celebrativo, ma un confronto concreto su identità, accoglienza e turismo del vino: come una micro-denominazione costruisce, davvero, una destinazione. E un invito.
L'edizione 2026 si è poi chiusa con una chiamata agli operatori e ai potenziali investitori: costruire insieme una destinazione solida, reale e funzionale, capace di fare leva sulla qualità della vita per rendere Villamagna vivibile e attrattiva 365 giorni l'anno. Perché una denominazione, da sola, non fa un territorio: servono visione, comunità e capacità di lavorare insieme. «Villamagna dimostra che anche la più piccola denominazione, se fa squadra e guarda lontano, può diventare un territorio da vivere. È questo il futuro che vogliamo per l'Abruzzo del vino: identità, qualità e capacità di accogliere», ha dichiarato il presidente Nicodemi.

«Non vogliamo solo far assaggiare i nostri vini: vogliamo invitare chi crede in questo territorio a costruirlo con noi. Mettiamo in campo diversi eventi ogni anno per promuovere Villamagna e la sua Denominazione, Inedita 2026 rafforza i legami e rinnova un patto con tutti gli operatori che lavorano con le cantine della Doc: insieme siamo più forti e più efficienti», ha aggiunto Katia Masci, presidente dell'Associazione Produttori del Villamagna Doc.
Il format è rimasto, anche quest'anno, quello riconoscibile di Inedita: al termine del momento informativo, la giornata si è spostata in piazza Europa con il tasting ai banchi d'assaggio riservato a stampa e operatori. Sette banchi, uno per ciascun produttore della denominazione - Valle Martello, Torre Zambra, Cascina del Colle, Piandimare, Cantina Villamagna, Palazzo Battaglini e Agricosimo - per degustare l'annata inedita del Villamagna Doc e dialogare direttamente con i protagonisti della produzione, con una selezione gastronomica in abbinamento firmata dal ristorante stellato La Bandiera di Civitella Casanova. Una novità dell’edizione 2026 è stata la sessione di tasting pomeridiana: dalle 15 alle 18 i banchi si sono aperti al pubblico per la degustazione dell'anteprima del Villamagna Doc annata 2024.
Al centro della degustazione c'è stata l'annata 2024, figlia di una stagione segnata da caldo e siccità. Dopo un inverno mite e una primavera dal germogliamento anticipato, l'estate ha portato temperature superiori alla media e un lungo periodo senza piogge significative, mettendo alla prova le viti con un forte stress idrico. Le piogge di settembre sono però arrivate al momento giusto: hanno reidratato i grappoli di Montepulciano favorendone l'accumulo di zuccheri, con una vendemmia dei rossi distribuita da metà settembre fino a ottobre. Il risultato è un'annata di ottima sanità - la bassa pressione delle malattie ha permesso di dimezzare i trattamenti rispetto al 2023 - promettendo vini di buona definizione. È qui che i terroir più freschi e vocati della denominazione, tra le escursioni termiche della Maiella e la brezza dell'Adriatico, giocano un ruolo decisivo nel preservare equilibrio ed eleganza. Come sempre, con Inedita, il resto lo ha raccontato il calice.
